Il progetto fotografico “LIS in fiore”di Manuela Di Lodovico è stato esposto nella mostra fotografica collettiva dal titolo “Oltre l’immagine” a cura di Emanuela Amadio, docente di fotografia e consapevolezza digitale e fondatrice di Case di Fotografia, svolta in occasione del Montone Festival 2024 Tra il Sole e la Luna a Montone (TE).

Descrizione del progetto “LIS in fiore”

“Una rosa è una rosa

se sai ascoltare il racconto delle sue spine.

Una rosa non è mai solo una rosa”

Il corpo del vento, Leandro Di Donato

 

“LIS in Fiore” di Manuela Di Lodovico racconta la lingua dei segni italiana (LIS) con poesia e leggerezza, creando uno spazio di inclusione e comprensione reciproca tra persone udenti e sorde.
L’idea progettuale è nata nel 2023, in occasione di un corso individuale di Case di fotografia; l
‘anno successivo l’autrice ha seguito un corso di LIS, che ha gettato le basi per un progetto fotografico personale.
Partendo dal suo giardino, grande fonte d’ispirazione, ha cercato le prime analogie tra i segni che rappresentano le lettere dell’alfabeto e le forme dei fiori, per dedicarsi, successivamente, ai concetti astratti e ai nomi propri.
Prende vita un set fotografico domestico con luci da studio e fondali colorati in cui le sue mani disegnano metafore visive ed entrano in dialogo con il mondo floreale.

Il progetto si divide in quattro capitoli: alfabeto di base, segni nome, emozioni e ascolto.

“LIS in Fiore” è un viaggio visivo che celebra la bellezza e la complessità della lingua dei segni.

“LIS in fiore” di Manuela Di Lodovico _ foto di Bruno Amadio
“LIS in fiore” di Manuela Di Lodovico _ foto di Bruno Amadio
“LIS in fiore” di Manuela Di Lodovico _ foto di Bruno Amadio

 

Dedica del progetto “LIS in fiore”

Ringrazio:

Dedico questo progetto alla mia cara amica Michela Pantaleoni: il fiore che sempre porterò “nella tasca destra in alto”.

Biografia dell’autrice | Manuela Di Lodovico

Originaria di Poggio delle Rose (TE), un piccolo ombelico di terra teramana del comune di Cermignano, dalla maggiore età ai 26 anni ha vissuto, studiato e lavorato a L’Aquila, città di adozione a cui si sente profondamente legata.
Laureata in Economia e commercio con una tesi sperimentale sul marketing discografico, ha svolto sempre lavori di tipo amministrativo contabile, continuando a coltivare la passione per la fotografia!

 

Sentimenti | Libertà, autoritratto _ Manuela Di Lodovico
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La trentesima edizione del Montone Festival 2024 Tra il Sole e la Luna ospiterà, nei locali del sottobelvedere, una mostra fotografica collettiva dal titolo “Oltre l’immagine” a cura di Emanuela Amadio, docente di fotografia e consapevolezza digitale e fondatrice di Case di Fotografia, la scuola di fotografia itinerante dedicata a didattica ed educazione digitale.

I lavori esposti sono il risultato di progetti personali riguardanti argomenti diversi e sono nati all’interno di un percorso di coaching e mentoring fotografico che gli autori e le autrici hanno svolto nell’arco di otto mesi, all’interno della 2° edizione del corso di progettualità e cultura visita “Oltre l’immagine”, guidato dalla stessa Emanuela Amadio e dal quale la mostra prende il nome.

Nella collettiva trovano spazio l’interpretazione dei colori, la memoria e le foto vernacolari, il valore del nucleo familiare, il linguaggio dei segni, la salute mentale, la forma delle nuvole e i flussi migratori nel Mediterraneo.

L’identità di ogni progetto è stata curata con attenzione e dedizione, dall’ideazione alla mostra. Sono state scelte con cura le immagini, le dimensioni, i supporti di stampa e la sequenza espositiva, per accompagnare ogni visitatore alla scoperta delle singole storie, ricche di suggestioni visive e sensoriali. 

 

Informazioni per visitare la mostra

La mostra è allestita nei locali del sottobelvedere a Montone (Te) e aprirà le porte al pubblico giovedì 1 agosto 2024. Sarà visitabile gratuitamente fino al 4 agosto 2024, nella fascia oraria 21:00-24:00. 

Locandina della mostra collettiva "Oltre l'immagine" a cura di Emanuela Amadio presente all'interno del Montone Festival 2024 Tra il Sole e la Luna
Fig. 1 – Locandina “Oltre l’immagine”

 

Il testo critico della mostra fotografica “Oltre l’immagine”

La mostra allestita in occasione della 30° edizione del Festival Tra il Sole e la Luna di Montone (TE) è il risultato tangibile del percorso che abbiamo svolto nell’arco di otto mesi, durante la 2° edizione del corso di progettualità e cultura visiva “Oltre l’immagine”.

I fotografi e le fotografe hanno sviluppato un progetto personale riguardante un argomento a cui erano particolarmente legati: l’interpretazione dei colori, la memoria e le foto vernacolari, il nucleo familiare, la lingua dei segni, la salute mentale, la forma delle nuvole e i flussi migratori nel Mediterraneo.

Ogni progetto ha una sua identità: abbiamo scelto con cura le immagini, le dimensioni e i supporti di stampa, la sequenza espositiva per accompagnare nel miglior modo possibile chi visiterà la mostra alla scoperta di una storia, ricca di suggestioni visive e sensoriali.

Buona visita!

Emanuela Amadio
curatrice della mostra



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    In occasione della 1° edizione di Vignaioli in Fortezza, festival indipendente di vini artigianali, organizzato a Civitella del Tronto (TE) il 12 e il 13 maggio 2024, ho avuto il piacere di curare la mostra fotografica di Marco Di Marcantonio, fotografo teramano specializzato in fotografia sociale. Conosco Marco da diversi anni e apprezzo molto il suo lavoro, per cui sono stata felice di occuparmi della sua mostra personale dal titolo “Il rito perduto: l’antica pratica dell’uccisione del maiale”.

    Fig. 1 Mostra fotografica “Il rito perduto. L’antica pratica dell’uccisione del maiale” di Marco Di Marcantonio, Civitella del Tronto (TE)

    Cosa significa curare una mostra fotografica?

    Se sei un* appassionat* di fotografia o un* fotograf* che muove i primi passi nel mondo professionale, questo paragrafo è di grande aiuto. Se, invece, hai esperienza con le mostre fotografiche, saprai sicuramente quanto sia importante il ruolo di un* curator* per valorizzare il proprio lavoro.  

    Immaginiamo la mostra fotografica come un iceberg: la parte emersa rappresenta le fotografie in mostra, la parte sommersa tutto il lavoro che viene svolto nelle settimane o nei mesi precedenti all’evento dall’autore e da altre figure professionali coinvolte nel progetto. Se le persone che visitano la mostra tornano a casa con la sensazione di aver compreso e apprezzato il lavoro esposto e di aver trascorso del tempo di qualità, il lavoro di curatela è stato svolto in modo ottimale!

    Curare una mostra significa:

    1. scegliere la location più adatta per il progetto
    Per la mostra “Il rito perduto” abbiamo esaminato 4-5  spazi espositivi al chiuso e all’aperto, nel borgo di Civitella del Tronto. La scelta è ricaduta su un androne con la muratura a vista,  sufficientemente ampio per accogliere le immagini selezionate, perfetto anche in caso di pioggia e in linea con il tema del progetto fotografico.

    2. individuare la sequenza definitiva del lavoro
    Scegliere le immagini è una delle attività più complesse, anche per i fotografi professionisti. Per questo motivo esistono figure professionali specifiche (photo editor e curatori) che creano o aiutano a definire una struttura narrativa efficace, tenendo in considerazione il contesto in cui il lavoro viene esposto e il pubblico a cui è indirizzato.

    3. scegliere dimensioni e supporto di stampa
    Quando si pensa alle foto stampate, la prima immagine che viene in mente è il classico formato 10 x 15 cm su carta lucida, tipica degli album di famiglia. In realtà, esistono infinite soluzioni di stampa, dalle più tradizionali alle più creative: supporti rigidi, stampe con cornici, stampe sciolte applicate alle pareti con dimensioni e carte diverse. In questo caso Marco aveva già le idee chiare: ha scelto una carta Hahnemühle Photo Rag e una cornice classica di colore nero con passepartout bianco.

    4. proporre soluzioni allestitive che valorizzino le fotografie
    Le scelte espositive si basano su diversi criteri: il budget a disposizione, la tipologia di lavoro e, ovviamente, lo spazio in cui la mostra verrà allestita. Lo spazio non è mai neutro, ma contribuisce attivamente all’esperienza del visitatore e a come le immagini vengono percepite. Per “Il rito perduto” ho proposto 3 soluzioni espositive differenti (Fig.2) e Marco ha scelto la narrazione per dittici (coppie di immagini). Nel testo critico, poco più avanti, troverai un approfondimento su questo aspetto. 

    5. produrre contenuti testuali per presentare il progetto
    Il detto “una fotografia parla più di 1000 parole” porterebbe a pensare che le immagini non abbiano bisogno di accompagnamento testuale. Eppure ogni mostra inizia proprio con un testo introduttivo, che presenta l’autor* e il lavoro, e consente a chi entra nello spazio espositivo di acquisire le informazioni più importanti.
    In questo caso, abbiamo realizzato un pannello di sala con l’introduzione scritta da Marco, la sua biografia e il mio testo critico, che troverai nel paragrafo successivo.

    Approfondimenti

    La curatela di una mostra, anche fotografica, include tanti altri aspetti che, in questo caso, non sono stati affrontati, come il fundraising e la promozione dell’esposizione.
    Se desideri approfondire questo argomento, ti consiglio di leggere il libro “The Curator’s Handbook” di Adrian George, edito da Thames & Hudson.

     

    Fig 2: proposte per l’allestimento della mostra “Il rito perduto”

     

    Il testo critico della mostra fotografica “Il rito perduto”

    Riti di passaggio, sacrifici propiziatori, balli e ninne nanne sussurrate all’orecchio.
    Dagli anni Sessanta Ernesto De Martino, antropologo ed etnologo meridionalista, ha condotto i lettori nel ventre di un’Italia minore, ricca di storie mai raccontate.
    Grazie al contribuito di autori e autrici impegnati nella fotografia sociale, si costruisce, gradualmente, una geografia visuale della penisola, in cui le tradizioni millenarie convivono con la ripresa economica e le lotte studentesche.
    Mario Cresci, Ferdinando Scianna, Mario Giacomelli sono alcuni dei grandi fotografi andati alla ricerca delle radici in luoghi remoti, oggi perduti.
    Del paesaggio sonoro del nostro Abruzzo si è preso cura don Nicola Iobbi, un parroco animato da una grande passione per l’etnomusicologia e la fotografia. Ha dato voce, con le sue registrazioni, alla comunità montana del Gran Sasso, salvando dall’oblio poesie, filastrocche e canti in dialetto.

    Il rito perduto: l’antica pratica dell’uccisione del maiale” di Marco Di Marcantonio s’inscrive nel solco tracciato dalla fotografia sociale e dell’antropologia degli anni Sessanta e Settanta, alla ricerca di tradizioni autentiche e immutate nelle zone più isolate d’Italia, come Cavuccio, piccola frazione del comune di Teramo, in cui il tempo continua a essere scandito dal ciclo delle stagioni.
    Sappiamo che le catene montuose, come le colline, uniscono e al tempo stesso separano: le piccole comunità custodiscono più facilmente le ritualità, grazie al loro isolamento geografico, ma al tempo stesso combattono contro lo spopolamento e l’overtourism, per tenere al riparo le tradizioni da un mondo globalizzato che cambia troppo velocemente.

    La mostra è un’ode alla lentezza e all’ecologia dello sguardo, invita il visitatore a cogliere il significato delle immagini, senza fretta, soffermandosi sul valore simbolico di dettagli e oggetti rituali.

    Una mano, le setole irte del maiale, il proiettile, il sangue, il bicchiere di vino.

    Le foto procedono a coppie, lentamente, come il protagonista della storia raccontata da Marco Di Marcantonio, di cui vediamo il bagliore degli occhi, nell’oscurità della stalla.
    I frammenti di azioni sono una metafora visiva: la metonimia. La parte per il tutto, proprio come nelle poesie: il ramo allude all’intero albero, la zampa sospesa al maiale.
    Nel progetto fotografico sono le mani e i piedi dei personaggi a guidarci nella storia, a mostrarci le lame e i proiettili che decreteranno la fine di una vita e l’inizio di un nuovo anno di abbondanza e prosperità, secondo la tradizione contadina.

    Lo sguardo del visitatore si sposta gradualmente dall’alto verso il basso, guidato dalle analogie formali che ricorrono tra una foto e l’altra, dall’alternanza di azioni e dettagli e dal rosso cupo del sangue che intride il terreno.

    Il fotografo allude alla macellazione, senza soffermarsi sugli aspetti più cruenti, per dare spazio e importanza al momento conviviale che chiude il cerchio della ritualità.
    Dopo aver lavorato le carni e ricavato, dagli scarti, cicoli e sanguinaccio, i protagonisti si stringono intorno al tavolo per condividere un pasto insieme, con un bicchiere di vino in mano, dandosi appuntamento all’anno successivo.
    Un anno è un tempo quasi infinito se paragonato alle logiche della grande distribuzione e alla sovrapproduzione dell’allevamento intensivo, completamente estranee a un processo che garantiva il sostentamento delle famiglie abruzzesi nei lunghi mesi invernali. 

    Un anno è il tempo rituale che dà valore e sacralità alle azioni ereditate dal passato, in un presente in cui l’approvvigionamento di cibo non è più il punto nodale, ma il “fare insieme” resta il collante di una frazione di duecento abitanti.

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      Martedì 12 marzo ho avuto l’occasione di intervistare Henry Ruggeri, fotografo ufficiale di Virgin Radio, specializzato in fotografia di concerti e grande appassionato di  musica rock.
      Ho conosciuto Henry Ruggeri nel 2021, in occasione della prima edizione di Rock ‘n Roll Bonsai, tenutosi a Villa Bonaccorsi a Potenza Picena (MC), uno dei miei luoghi preferiti nelle Marche:
      Qui, per il Fotoclub di Potenza Picena, nel mese di agosto, ho svolto un seminario dedicato alle copertine più iconiche della storia del rock, divenute celebri grazie alle fotografie.
      In prima fila, durante l’evento, erano seduti Henry Ruggeri e Paolo Grandinetti, i due autori della mostra fotografica allestita nei locali dell’aranceria. È stato un momento di scambio molto arricchente e, a fine serata, ho visitato insieme a loro l’esposizione, ascoltato gli aneddoti sulle foto esposte e sulle copertine preferite dei dischi. 

      Ci siamo ripromessi di tenerci in contatto ed eccoci qui, a parlare di musica rock, concerti e fotografia!

      Mostra fotografica di Henry Ruggeri e Paolo Grandinetti, Rock ‘n Roll Bonsai, Potenza Picena (2021) – foto di Gianluca David | Fonte Virginradio.it

      Chi è Henry Ruggeri

      Ha iniziato a “ritrarre la musica” nel 1988 per conoscere i suoi idoli: i Ramones e da quel giorno non ha più smesso.

      Dal 1990 ha alternato la sua passione di fotografo con la direzione artistica di uno dei locali musicali più amati nelle Marche, il Rockaway che ha poi lasciato definitivamente nel 2010.
      Dal 2007, intuendo la crescente popolarità dei social media, ha iniziato a dedicarsi sempre di più alla creazione di contenuti web e in primis alla fotografia.

      Oggi è il fotografo ufficiale di Virgin Radio e uno dei più seguiti fotografi “live” della scena musicale italiana con oltre 200.000 followers nei suoi profili social.

      Negli anni ha collaborato con tutte le riviste Italiane di settore e con i più grandi promoters ed artisti del nostro paese. Sue decine di copertine di riviste musicali.

      Tra i gruppi fotografati troviamo Rolling Stones, Madonna, Guns N’ Roses, Muse, Ac/Dc, Ramones, REM, Kiss, U2, Soundgarden, Foo Fighters e mille altri. Le sue foto sono anche state condivise nel tempo dalle pagine ufficiali di decine di artisti tra cui Pearl Jam, Queen, Bruce Springsteen.

      Dal 2014 sta portando in giro per l’Italia alcune sue mostre, una raccolta di foto e memorabilia che raccontano la sua carriera trentennale passata nei pit degli eventi rock più importanti avvenuti nel nostro paese.

      Ad oggi sono oltre 50 le esibizioni che hanno toccato città come Napoli, Palermo, Roma, Cosenza, Treviso, Milano, Bassano Del Grappa, Taranto.

      Depeche Mode (2018), foto di Henry Ruggeri
      Billie Eilish, foto di Henry Ruggeri

      Diretta sul canale di Case di Fotografia: di cosa abbiamo parlato

      Come si diventa fotografi di concerti?
      Nel corso dell’intervista Henry Ruggeri ha condiviso gli insegnamenti tratti dai suoi 30 anni di esperienza sotto il palco, mettendo in luce le competenze fondamentali per instaurare delle collaborazioni durature con riviste e musicisti.
      Per un fotografo di musica live tre sono i fattori cruciali:

      Tempus fugit, come dicevano gli antichi Romani, e chi fotografa dal pit (l’area sotto il palco) lo sa bene: nella maggior parte dei casi i professionisti hanno a disposizione il tempo di 3 canzoni per portare a casa un buon risultato.
      Luci e fumo possono essere dei grandi alleati o, al contrario, rendere la sessione di scatto più difficile: la capacità di problem solving è essenziale per adattarsi rapidamente e scegliere la soluzione migliore da un punto di vista tecnico, compositivo, espressivo.


      Il punto di vista è il secondo parametro da tenere in considerazione. Scattare da sotto palco significa dover adottare un contre-plongé (in inglese low-angle shot), termine usato nel linguaggio cinematografico per indicare l’inclinazione del corpo macchina verso l’alto, quando chi fotografa si trova più in basso del soggetto.
      Il punto di vista determina anche la scelta delle ottiche: c’è chi preferisce un angolo di campo ampio e una posizione centrale rispetto al palco e chi, come Henry Ruggeri, predilige il teleobiettivo e una
      posizione più laterale, per avere maggiore libertà di movimento. 

      Finita la sessione di scatto, il fotografo raggiunge la postazione computer per selezionare e postprodurre le fotografie da inviare alle riviste.
      Sebbene sia difficile scegliere gli scatti migliori in tempi stretti, la rapidità con cui vengono consegnate le fotografie è un requisito essenziale per assicurarsi collaborazioni a lungo termine. 

      Ti invito a guardare l’intervista completa a Henry Ruggeri per approfondire i retroscena del suo lavoro e a scoprire gli aneddoti più divertenti della sua carriera!

      Guarda l’intervista completa

      Puoi rivedere la diretta su YouTube al seguente link:
      https://www.youtube.com/live/GO4z4HE3KQk?si=Dkgj4tEgEHhIFZ4l
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        Guarda le altre puntate di Storie di fotografia

        Ecco l’elenco degli ospiti in ordine cronologico. Buona visione!
         📷 Michele Smargiassi – giornalista
        📷 Gaetano Cartone fotografo di moda
        📷 Maria Chiara Bonora – fotografa e fondatrice di Riaperture Photo Festival
        📷
        Claudia Amatruda – artista visiva
        📷
        Fabio Moscatelli – fotografo
        📷
        Luigi Cecconi – fotografo
        📷 Valentina De Santis – fotografa documentarista
        📷 Mario Capriotti – fotografo documentarista e membro del collettivo Polaroads
        📷 Stefano Corso fotografo, presidente di Riscatti e scrittore
        📷 Valeria Pierini
         artista visiva e fondatrice di Incontri di Fotografia

         

        Hai suggerimenti su un* professionista della fotografia da intervistare nelle prossime dirette? Sto pianificando il programma per l’autunno 2024 e ogni consiglio è ben accetto!

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        Martedì 20 febbraio ho intervistato Stefano Corso, titolare dello studio fotografico Camera 42 e presidente dell’Associazione Riscatti. Ho conosciuto Stefano in occasione di una Summer School della SISF (Società Italiana per gli Studi Fotografici) a Pieve Tesino (TR) e da lì, siamo rimasti in contatto.
        L’anno scorso sono passata al PAC di Milano per salutarlo e visitare la mostra fotografica “Riscatti. Per me si va tra la perduta gente”, un progetto fotografico che ho apprezzato moltissimo per il lavoro didattico svolto dai volontari dell’Associazione nelle carceri italiani e per i risultati raggiunti dai detenut* e dagli agenti di polizia penitenziaria che hanno raccontato la loro quotidianità, tenendo tra le mani una macchina fotografica.

        Locandina di “Riscatti. Per me si va tra la perduta gente” a cura di Diego Sileo, PAC Milano, 2022

        Chi è Stefano Corso

        Appassionato di street photography, storia del Novecento, nuove tecnologie e antiche macchine fotografiche, divide la sua vita tra Roma e Berlino.
        Si occupa da anni di fotografia sociale, tramite l’Associazione Ri-scatti di cui è Presidente.
        Nel 2014 ha pubblicato il volume fotografico “We Will Forget Soon”, come coautore, frutto di una ricerca sulla presenza dell’Armata Rossa nell’ex DDR. Da 7 anni lavora alla catalogazione di un vecchio archivio fotografico di inizio 900, da cui nasce il progetto “Chi è Cufter?” e l’omonimo romanzo edito da Castelvecchi.

           

        Diretta sul canale YouTube di Case di Fotografia: di cosa abbiamo parlato

        La prima volta che Stefano Corso mi ha parlato del suo libro Chi è Cufter?, ho subito pensato alla vicenda di Vivian Maier, nome ormai noto a chi si occupa di fotografia. La sua produzione è stata salvata dall’oblio da John Malhoof, agente immobiliare e appassionato di collezionismo che ha deciso di acquistare dei polverosi scatoloni pieni di negativi e di indagare sulla misteriosa identità di una baby sitter di New York con la passione per la fotografia.

        La storia di Stefano Corso è altrettanto affascinante e inizia con la scoperta di 65 cassette di legno contenenti foto su vetro realizzate da un autore vissuto nel secolo scorso.
        Si tratta di una collezione di fotografie stereoscopiche, concepite per una visione binoculare in grado di restituire tridimensionalità all’immagine.
        La stereoscopia, un’antenata dei visori per la realtà aumentata, veniva ottenuta accostando due scatti simili ma non identici, realizzati con una fotocamera biottica, che simulava la distanza interpupillare.

        Dieter Albers, Due tipi di stereoscopi ottocenteschi: lo stereoscopio Holmes e lo stereoscopio Brewster, via Wikimedia | CC BY 3.0

        Durante l’intervista sul canale YouTube di Case di Fotografia abbiamo ripercorso le tappe del progetto, seguendo gli spostamenti di Cufter da Trieste a Messina, provando a capire come stabilire la datazione di una fotografia a partire dagli appunti del fotografo e tramite al confronto con le foto contemporanee di una piazza o una strada, realizzate dallo stesso punto di vista.

        Per conoscere tutti i dettagli di questa storia avvincente, t’invito a guardare  l’intervista completa!

        Guarda l’intervista completa


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          Claudia Amatruda – artista visiva
          📷
          Fabio Moscatelli – fotografo
          📷
          Luigi Cecconi – fotografo
          📷 Valentina De Santis – fotografa documentarista
          📷 Mario Capriotti – fotografo documentarista e membro del collettivo Polaroads
          📷 Henry Ruggeri – fotografo di concerti live

           

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          In questo articolo vedremo come allestire un next generation lab dedicato alla fotografia con le risorse del Piano Scuola 4.0 del PNRR, dedicato alla creazione di nuovi spazi laboratoriali e all’acquisto di strumentazione digitale.

          Cos’è il Piano Scuola 4.0?

          È un programma di innovazione didattica che risponde a un duplice obiettivo:

          Quali sono le finalità?

          I next generation labs e le next generation classrooms sono un’opportunità per ampliare l’offerta formativa, coinvolgere docenti, studenti e studentesse, ma anche famiglie e università nella progettazione di spazi che rispondano alle esigenze contemporanee.

          Next generation labs a indirizzo fotografico

          Negli ultimi anni sempre più scuole di ogni ordine e grado hanno deciso di puntare sulla specializzazione dei makerspace andando a definire un indirizzo ben definito: robotica educativa, musica, realtà virtuale e aumentata. 

          Tra gli indirizzi più interessanti c’è sicuramente la fotografia, un linguaggio sempre più diffuso grazie all’avvento degli smartphone, che merita di essere approfondito da un punto di vista tecnico, storico e culturale.

          In questo articolo vedremo come allestire un next generation lab dedicato alla fotografia digitale utilizzando le risorse del PNRR Istruzione.

           

          Next generation lab a indirizzo fotografico

          Il next generation lab a indirizzo fotografico è un makerspace dedicato alla tecnica e alla cultura fotografica, alla legatoria e all’autoproduzione.
          Al suo interno è possibile trovare strumenti digitali, come le reflex e le luci continue, software per lo sviluppo e la postproduzione dei file, ma anche stampanti con cui realizzare fanzine, stampe per mostre, poster e altro materiale cartaceo.

          All’interno dell’atelier fotografico si svolgono:

           

          Come allestire un next generation lab fotografico

          Per allestire un laboratorio fotografico con il piano Scuola 4.0 è necessario avere a disposizione uno spazio sufficientemente ampio che possa accogliere una sala posa (fondali, luci, cavalletti), la strumentazione fotografica e piccoli gruppi di studenti e studentesse.
          Si consiglia di attrezzare uno spazio permanente con un set luce di facile utilizzo anziché riporre l’attrezzatura in stanze di piccole dimensioni e spostarla all’occorrenza.
          Le attività di stampa e legatoria possono esser svolte anche in laboratori attigui in cui sono presenti banchi e arredi modulari.

          Per praticità divideremo gli acquisti in tre categorie:

          Attrezzatura

          1. Macchine fotografiche e accessori

          Per quanto in molti laboratori didattici si possa utilizzare la metodologia BYOD (bring your own device) chiedendo a studenti e studentesse di portare i propri smartphone, è utile avere a disposizione anche delle macchine fotografiche vere e proprie per documentare gli eventi, come gli Open Day, scattare foto di gruppo o raccontare la vita quotidiana della scuola. 

          Esistono tantissimi modelli in commercio: compatte che entrano nel palmo di una mano, action cam, mirrorless e reflex con obiettivi intercambiabili. 

          Come orientarsi nella scelta?
          Si consiglia di acquistare almeno 4-5 macchine fotografiche reflex o mirrorless entry level con obiettivi zoom anziché una sola macchina costosa e professionale.
          In questo modo si potrà lavorare in piccoli gruppi utilizzando la medesima strumentazione.

          Da non dimenticare i cavalletti che garantiscono la stabilità della fotocamera in caso di riprese video o di foto con tempi di esposizione molto lunghi (es. architettura e interni, foto notturne).

          Fotocamera con obiettivo intercambiabile
          Cavalletto per fotocamera

           


          2. Luci e fondali

          Tra le attrezzature fondamentali nel next generation lab fotografico del Piano Scuola 4.0 vi sono sicuramente i sistemi di illuminazione e, in secondo luogo, i fondali. 

          Esistono svariate tipologie di luci da studio da usare per ritratti posati, video e still life. È preferibile acquistare delle luci continue anziché i flash poiché risultano di facile utilizzo, anche per chi non ha esperienze fotografiche pregresse.

          Per quanto riguarda i fondali, si può optare per un classico colore neutro, un green screen, utile per scontornare le figure, o sfondi colorati più fantasiosi. 

          In base alla grandezza dell’aula in cui verrà allestito l’atelier è possibile determinare la grandezza del fondale andando ad acquistare gli stativi che serviranno per fissarlo in modo stabile.

          Fondale e soft box con luci continue | Crediti: Thibault Renard da Getty Images

          3. Accessori per lo smartphone

          Se studenti e studentesse utilizzeranno i propri smartphone durante le attività didattiche può essere utile avere a disposizione sia dei cavalletti per i telefoni sia delle ring light, ossia delle luci anulari per smartphone, ideali per fare riprese o ritratti a mezzo busto.

           

          Ring light con cavalletto

          4. Stampanti 

          Nell’atelier fotografico non possono mancare plotter, stampanti a getto d’inchiostro o a laser. 

          Con una buona stampante fotografica si realizzano le stampe per le mostre, mentre con le stampanti laser a colori (diffuse in tutte le scuole) si possono produrre molto velocemente fanzine e opuscoli di piccole dimensioni.

          Si consiglia sempre di verificare la qualità delle stampanti presenti a scuola prima di procedere con l’acquisto della nuova strumentazione. 

          Stampante fotografica

          5. Plotter da taglio

          Il plotter da taglio è uno degli strumenti più diffusi nei laboratori scolastici dedicati alla fabbricazione digitale, ma può tornare utile anche in un next generation lab dedicato alla fotografia. Con il plotter da taglio, si possono realizzare scritte e decorazioni per le mostre, adesivi per quaderni e fanzine, scritte personalizzate per le magliette e tante altre cose.

          Silhouette realizzate con il plotter da taglio, ispirate alle foto di Paperboyo | Foto di Emanuela Amadio
          Mostra fotografica con scritte realizzate con il plotter da taglio | Foto di Emanuela Amadio

          6. Kit di legatoria

          La legatoria è parte integrante dell’attività fotografica poiché consente di realizzare i supporti su cui verranno incollate le foto o di creare degli album cuciti a mano.
          Un kit di legatoria di base include ago, punzone, riga in metallo, tappetino da taglio e filo. Ogni partecipante userà un kit di legatoria e metterà in pratica le tecniche base di rilegatura seguendo le indicazione del/la docente.
          Per maggiori informazioni sulla strumentazione clicca qui.

          Rilegatura del quaderno degli esercizi di Case di Fotografia | Foto di Chiara Martini

          Software

          Nel piano spese del PNRR Istruzione occorre inserire anche le licenze per i software dedicati alla fotografia e alla grafica, con cui gestire le fasi di archiviazione, editing,  post produzione, impaginazione e preparazione dei file di stampa. Esistono licenze educational per la maggior parte dei software (tra cui la suite di Adobe e Canva) che permettono di avere un piano annuale a un prezzo molto vantaggioso e di poter installare i programmi su diversi computer.

          Adobe Suite per la scuola

          Materiali di consumo

          Tra i materiali di consumo bisogna sicuramente considerare carta e cartoncini, sia per le fanzine che per le stampe fotografiche, fili e colle per la legatoria, vinili adesivi, termoapplicabili per il plotter da taglio.

           

          Risma di carta A4
          Colla vinilica

           

           

           

           

           

           

           

           

           

          In conclusione, l’allestimento di un next generation lab a vocazione fotografica rappresenta un’opportunità straordinaria per promuovere l’innovazione didattica e avvicinare studenti e studentesse al mondo della fotografia digitale.
          Grazie alla presenza di strumentazione tecnologica come macchine fotografiche, luci continue, stampanti e software di grafica e postproduzione, sarà possibile stimolare la creatività, favorire l’apprendimento pratico e sviluppare competenze utili per le professioni digitali del futuro.

           

          Case di Fotografia può assisterti nella selezione dell’attrezzatura da acquistare per i next generation labs e nella realizzazione di corsi di formazione e laboratori didattici per studenti e studentesse per la tua scuola.

          Compila il form per ricevere maggiori informazioni o prenota un appuntamento gratuito della durata di 30 minuti in videochiamata.

           

             

            Uno degli aspetti più gratificanti del mio lavoro con Case di Fotografia è accompagnare i docenti nelle fasi di sviluppo e attuazione di progetti che riguardano il linguaggio fotografico. Le consulenze individuali rappresentano un modo concreto per sostenere il lavoro di tanti insegnanti motivati che desiderano acquisire competenze tecniche e familiarità con gli strumenti digitali per svolgere un’attività fotografica nella propria classe.
            L’attività svolta con la professoressa Giuseppina Zara è sicuramente una delle più soddisfacenti dell’ultimo anno scolastico.

            Giuseppina Zara insegna italiano e storia nell’Istituto Comprensivo Imondi-Romagnoli di Fabriano; ci siamo conosciute alcuni anni fa durante un corso di formazione dedicato al diario delle emozioni, tenuto da me per La tecnica della scuola. 

            Dopo questa prima esperienza online abbiamo avuto l’occasione di lavorare insieme in presenza e realizzare con la sua classe un’audioguida tattile hi-Storia, che rappresenta il Complesso del Buon Gesù, nel centro storico di Fabriano.

            Audioguida tattile hi-Storia | foto di Emanuela Amadio

            Qui puoi trovare maggiori informazioni sui laboratori hi-Storia, dedicati alla valorizzazione del patrimonio culturale attraverso la fabbricazione digitale.

            Raccontare un viaggio d’istruzione

            Quest’anno Giuseppina ha deciso di approfondire il linguaggio fotografico e di preparare degli esercizi pratici in vista del viaggio d’istruzione a Urbino, che ha coinvolto due classi seconde.
            Studenti e studentesse hanno raccontato i momenti più importanti della giornata utilizzando la fotocamera dello smartphone. In questo scatto possiamo vedere il risultato finale: la mostra fotografica allestita a scuola come momento conclusivo dell’attività didattica per presentare il lavoro svolto alle famiglie.

            Foto dell’allestimento scattata da Giuseppina Zara

            Ora facciamo un passo indietro per capire com’è nato questo progetto!

            Lezioni di smartphone photography 

            A gennaio Giuseppina ha seguito con me delle lezioni in streaming per apprendere le basi della smartphone photography.

            foto di Fabio D’Anniballe

            Cosa intendiamo con questo termine? 

            La smartphone photography si riferisce allo strumento che più di ogni altro usiamo più volte nell’arco della giornata e teniamo costantemente in tasca: il telefono. 

            I modelli di smartphone degli ultimi anni consentono di scattare foto di buona qualità, anche in condizione di luce scarsa o con soggetti molto distanti da noi, grazie all’introduzione di un comparto lenti più performante.

            Molte persone che si avvicinano per la prima volta alla fotografia mobile pensano che scattare sia così immediato da non richiedere particolari competenze tecniche. Tuttavia, è importante sottolineare che la maggior parte dei modelli offre un menu che va ben oltre il semplice pulsante di scatto, offrendo una vasta gamma di opzioni e funzionalità da esplorare.

             Vale la pena conoscere le potenzialità del proprio strumento!

            Lezione in videochiamata

            Ho accompagnato Giuseppina in un percorso dedicato alla tecnica fotografica e all‘interpretazione delle immagini. Settimana dopo settimana abbiamo sperimentato la gestione della messa a fuoco e della temperatura colore, le panoramiche, i tempi di scatto lenti e l’autoscatto.

            Foto panoramica scattata da Giuseppina Zara

            Queste sono alcune delle funzionalità che possiamo mettere in pratica in un corso di smartphone photography!

            La fase di sperimentazione è fondamentale per poter guidare successivamente i ragazzi e le ragazze negli esercizi pratici.

            Per tutta la durata del corso Giuseppina ha tenuto un diario fotografico del quotidiano, di cui vi mostro alcune pagine. Si tratta di un esercizio davvero utile, che propongo in tutti i corsi di tecnica e cultura fotografica. È un’occasione per allenare lo sguardo quotidianamente e tener traccia di abitudini, incontri, dettagli che catturano la nostra attenzione ed emozioni.

            Diario fotografico del quotidiano di Giuseppina Zara
            Diario fotografico del quotidiano di Giuseppina Zara

            Dallo storyboard al viaggio d’istruzione

            Nella seconda parte del corso ci siamo concentrate sulla preparazione dell’’esercizio fotografico da svolgere durante il viaggio d’istruzione.
            Guardare le foto ricordo scattate da ragazzi e ragazze in gita è un bel momento di condivisione, ma senza una pianificazione a monte può risultare difficile per il docente selezionare delle foto significative della giornata.

            Per questo motivo ho consegnato a Giuseppina una scheda di progettazione da compilare insieme alla sua classe. Studenti e studentesse hanno individuato i momenti importanti del viaggio – la partenza con l’autobus, le visite guidate, il giro per il centro storico, il rientro a casa – e preparato lo storyboard, immaginando le foto da scattare, sulla base di quanto scritto nella scheda di progettazione.

            Schede di progettazione compilate da studenti e studentesse
            Schede di progettazione compilate da studenti e studentesse

            Qualche giorno prima della partenza, abbiamo preparato un questionario per la consegna delle fotografie. Google Moduli è perfetto per gestire questa fase del lavoro: in pochi minuti studenti e studentesse possono caricare le foto a loro assegnate, direttamente dallo smartphone.

            La fase di editing, ossia la selezione, la svolgo solitamente con Adobe Bridge, un software professionale che mi consente di applicare etichette e valutazioni alle singole foto e creare la sequenza definitiva.

            Adobe Bridge | selezione delle foto

            L’alternativa gratuita da usare a scuola è Google Drive: proiettando sulla LIM le fotografie si possono coinvolgere facilmente gli studenti chiedendo loro di selezionare le foto definitive per la mostra. 

            Foto del viaggio d’istruzione | Google Drive

             

            Come realizzare una mostra fotografica a scuola

            Ho dedicato le ultime lezioni con Giuseppina alla preparazione della mostra in cui esporre le fotografie scattate durante il viaggio d’istruzione.
            Chi insegna a scuola sa bene che non è facile trovare una parete libera a disposizione in cui appendere i lavori degli studenti!
            Dopo un’attenta ricerca, abbiamo individuato uno spazio sufficientemente ampio per esporre le 40 fotografie selezionate.

            Progettazione allestimento in scala 1:10


            Abbiamo progettato l’allestimento della mostra fotografica con Canva; ho creato un template, che riproduce la parete in scala 1:10, in cui disporre le fotografie e i contenuti testuali. 

            Questa soluzione è ottima per coinvolgere le classi nell’allestimento: basta osservare lo schema per disporre le foto nella sequenza corretta e lasciare uno spazio adeguato tra una stampa e l’altra.
            Inoltre, compilando il template, è possibile calcolare le dimensioni di stampa delle fotografie e preparare facilmente i file da mandare in tipografia.

            La docente ha infine realizzato delle prove di stampa per scegliere la carta fotografica più adatta e valutare l’inserimento di una cornice bianca.

            Prove di stampa, foto di Giuseppina Zara

            Successivamente abbiamo raccolto approfondimenti video e audio registrati da ragazze e ragazzi; i contenuti sul Palazzo Ducale di Urbino e il Museo del Balì sono stati associati ai QR code, stampati e inseriti nell’allestimento, in corrispondenza delle fotografie che descrivono i luoghi visitati.

            Visore VR

            La fase di preparazione si è conclusa con l’acquisto di un visore VR per esplorare gli spazi del palazzo ducale di Urbino. In questo progetto, abbiamo optato per l’utilizzo di contenuti preesistenti per la realtà virtuale e aumentata disponibili online. Tuttavia, nel contesto di un laboratorio didattico della durata di 30 ore, è possibile sviluppare nuovi contenuti coinvolgendo attivamente le classi in tutto il processo.

            Eccoci tornati al punto di partenza, con la mostra allestita e le classi soddisfatte del lavoro svolto!

            Foto dell’allestimento scattata da Giuseppina Zara


            Ti piacerebbe realizzare un laboratorio fotografico e allestire una mostra nella tua scuola?
            Compila il form per ricevere il programma del mio corso “Come allestire una mostra fotografica a scuola”. Per prendere un appuntamento telefonico o in videochiamata ti basterà indicare le tue disponibilità nella casella “messaggio”.

              Si può raccontare una città con stupore e meraviglia se la si vive ogni giorno? Questa la sfida davanti alla quale ci si trova quando si frequenta Alfabeti Fotografici

              Tra il 2019 e il 2020 il corso dedicato all’esplorazione urbana ha varcato i confini regionali e abitato per un po’ il territorio potentino. Oggi, dopo tanto tempo, è arrivato finalmente il momento di presentare i risultati di quello che è stato uno degli incontri più proficui degli ultimi anni. 

              Sto parlando dell’incontro con il Fotoclub Potenza Picena con il quale ho organizzato l’evento dal titolo Ti racconto Potenza Picena, quattro giornate dedicate a chi ama la fotografia e a chi desidera conoscere l’antico borgo marchigiano. 

              L’evento, patrocinato dal Comune di Potenza Picena, è stato reso possibile anche grazie al sostegno di Elettromendia Srl, Grandinetti Srl, Area Sport Service Srl, Dott.ssa Stefania Marabini, Euroufficio di Marabini Stefano e Maria Snc che ringrazio.

              Di seguito il calendario degli appuntamenti e tutte le informazioni per partecipare.

              31 LUGLIO / 18:00 / SEDE AUDITORIUM F. SCARFIOTTI 
              Via S. Pellico 8, Potenza Picena

              Presentazione ALFABETI FOTOGRAFICI: un libro fotografico dedicato al territorio  di Potenza Picena 

              Dettagli, caratteristiche, peculiarità e angoli nascosti del territorio marchigiano sono stati tradotti in 21 parole e 21 progetti fotografici.
              Emanuela Amadio dialoga con il Presidente del Fotoclub Potenza Picena. Intervengono gli autori.
              Il libro è stato realizzato in collaborazione con ziczic edizioni, casa editrice indipendente di Polignano a Mare (BA).

              Ingresso gratuito, necessaria la prenotazione compilando il seguente form

              http://www.casedifotografia.com/iscrizione-presentazione-libro-alfabeti-fotografici-potenza-picena/

              6 AGOSTO / 21:30 / GIARDINI DI VILLA BUONACCORSI
              IMMAGINI DA ASCOLTARE:  viaggio tra le fotografie che accompagnano le produzioni musicali

              Talk sulle cover musicali che hanno attraversato intere generazioni, a cura di Emanuela Amadio in collaborazione con Rock’ n ‘Roll Bonsai. 

              Ingresso gratuito, necessaria la prenotazione
              0733 671758 (chiamate) | 371 4109670 (WhatsApp)

              Segnala la tua copertina preferita inviando un messaggio a Emanuela, le più belle verranno raccontate durante la serata!

              6-7-8 AGOSTO / POTENZA PICENA
              WORKSHOP FOTOGRAFICO: scoprire la città attraverso la fotografia

              Due giorni per mettersi in gioco e raccontare, secondo le proprie preferenze, il borgo marchigiano abbracciato dal mare. Fotografe e fotografi, accompagnati da Emanuela Amadio, esploreranno i luoghi simbolo della città, da Villa Buonaccorsi alle strade del Centro Storico. Terminati gli scatti, ognuno avrà la possibilità di selezionare e impaginare il proprio lavoro che successivamente verrà stampato e consegnato agli autori.

              Modalità di iscrizione

              Invia una mail a fotoclubpotenzapicena@gmail.com scrivendo nome, cognome, recapito telefonico e provenienza
              Quota di partecipazione: 20,00 euro, da versare in loco al Fotoclub Potenza Picena al momento della presentazione del workshop.
              Numero massimo di partecipanti: 20 

              Ai fini dell’ammissione sarà tenuto conto dell’ordine di arrivo delle domande. Per partecipare al workshop è necessario aver compiuto il 18° anno di età.

              Incontri
              Venerdì 6 agosto 16:30/18:30 presentazione workshop presso la sede del Fotoclub
              Sabato 7 agosto 09:30/12:30 – 16:00/19:00 – uscita fotografica
              Domenica 8 agosto 09:30/12:30 – editing e impaginazione dei lavori presso la sede del Fotoclub

              Per non dimenticare gli appuntamenti con la fotografia potentina ti invito a seguire l’evento Facebook dedicato, i canali social di Case di Fotografia e la pagina Facebook del Fotoclub Potenza Picena.

              Pensi che questo evento possa interessare altre persone che conosci? Passaparola! Condividilo con loro! Ti aspetto!

              Credits: Fabio D’Anniballe

              Forse sarà capitato anche a te di voler acquistare dei libri fotografici, per un approfondimento personale o un regalo, e non sapere cosa scegliere. Non è inusuale, accade spesso perché anche in fotografia esiste un libro per ogni tipo di lettore, proprio come ci insegna la narrativa.

              Continuando la lettura troverai non solo una serie di consigli sui libri fotografici più interessanti, ma anche una breve guida che ti aiuterà ad orientarti tra le diverse tipologie.

              Iniziamo subito da quest’ultima. Generalmente i libri fotografici rientrano in una delle seguenti categorie:

              Veri e propri manuali con esempi, esercizi e spiegazioni per apprendere l’abc della fotografia digitale o argomenti specifici, come l’illuminazione, la composizione, l’uso del flash o la postproduzione. Adatti ai fotoamatori principianti e più esperti o ai fotografi professionisti che desiderano approfondire un singolo aspetto.

              Libri di narrativa che raccontano la vita lavorativa e privata dei fotografi, approfondiscono i singoli progetti, il contesto storico e culturale, il rapporto con il mondo dell’arte. Sono testi scorrevoli, adatti anche a chi non pratica la fotografia, ma è incuriosito dalla storia personale di un autore.

              Se i libri di  tecnica fotografica sono focalizzati sulla forma, quelli dedicati all’interpretazione si soffermano principalmente sul contenuto e sulla lettura della singola foto o della serie fotografica. Adatti a chi ha già delle conoscenze di base e vuole scattare in modo più consapevole.

              La categoria comprende i saggi dedicati a un singolo autore o un periodo storico e i libri, adottati anche in ambito universitario, che ripercorrono la storia delle tecniche, dal dagherrotipo al digitale, o di un linguaggio fotografico, come il paesaggio o la fotografia di moda. Adatti ai lettori forti, che desiderano comprendere l’evoluzione della fotografia e la poetica degli autori.

              Libri di grande formato che presentano serie di fotografie accomunate da un tema o realizzate del medesimo autore. Pensati per essere sfogliati, sono preceduti da brevi testi introduttivi dai quali emerge l’intento curatoriale. Sono degli ottimi coffee table book per chi ama i libri illustrati e un valido approfondimento per i fotografi.

              È un libro dedicato ad un singolo progetto di un autore in cui la serie fotografica fa da protagonista. Può essere un semplice portfolio, un diario visivo, un diario di viaggio, un lavoro documentario, un progetto di narrativa visuale. Di solito c’è una grande attenzione al formato, alle carte, al layout, oltre all’editing e alla sequenza. Ideale per professionisti e fotoamatori che vogliono avvicinarsi al mondo della fotografia autoriale.

               Libri fotografici: 6 titoli per conoscere il mondo della fotografia

              Per il fotografo in viaggio

              🔧 Tecnica fotografica

              Iniziamo con uno dei miei libri preferiti di tecnica fotografica: “Per il fotografo in viaggio” di Michael Freeman della Logos Edizioni. Si tratta di un vademecum tascabile, in edizione economica, dedicato a tutti quelli che hanno in programma un viaggio fotografico e vogliono prepararsi al meglio! Freeman è un autore molto prolifico che si dedica da anni alla pubblicazione di libri di tecnica fotografica: regole compositive, gestione della luce, esposizione, uso del flash sono solo alcuni degli argomenti affrontati nelle monografie.

              Questo libro, a differenza dei suoi “fratelli maggiori”, è poco più piccolo di un A5 e può entrare facilmente in borsa o in valigia. All’interno troverai tanti consigli per ogni evenienza: di quali adattatori avrai bisogno per caricare il tuo dispositivo in ogni zona del mondo, il periodo ideale per fotografare una foresta pluviale o la penisola indiana, come organizzare un sopralluogo prima di un evento o ancora come fotografare in diverse condizioni di luce.

              Un libro che sintetizza bene la molteplicità dei problemi che un fotografo in viaggio si trova ad affrontare e suggerisce soluzioni semplici e concrete, per godersi la vacanza con la macchina fotografica al collo.

              Leggere la fotografia

              🔍 interpretazione delle immagini

              Il secondo è stato uno dei primi libri fotografici che ho acquistato: “Leggere la fotografia” di Augusto Pieroni pubblicato da Edizioni Edup. L’autore è uno storico e critico delle arti contemporanee, saggista e curatore; la sua esperienza in ambito didattico lo ha condotto a scrivere un manuale dedicato al significato delle immagini seguendo un approccio tipico della storia dell’arte e dell’iconografia. Ogni fotografia contiene in sé tantissime informazioni che possono essere suddivise e riordinate in tre categorie: forma, contenuto e contesto.

              Una scansione molto utile che aiuta il lettore a porsi le giuste domande e a guardare con attenzione le immagini, soffermandosi non solo sulla composizione, ma anche sul significato dello scatto e sul contesto in cui questo è stato realizzato. 
              Ogni capitolo si conclude con una serie di esercizi pensati per mettere in pratica le nozioni acquisite e per riflettere anche sul potere evocativo delle fotografie.

              L’interpretazione delle immagini è una vera e propria competenza che si acquisisce con lo studio, proprio come succede con la scrittura o la musica. Nessuno si sognerebbe di suonare uno spartito senza conoscere le note o di leggere un romanzo senza aver appreso l’alfabeto, la grammatica e la sintassi!

              Consigliato a chi ha già una base tecnica e vuole interpretare la fotografia autoriale storicizzata e contemporanea.  Un ottimo punto di partenza per imparare a gestire i progetti personali con maggiore consapevolezza. 

              Autoritratto di un fotografo

              👤 biografie e autobiografie

              Il terzo libro che ho selezionato è “Autoritratto di un fotografo, autobiografia di Ferdinando Scianna, pubblicata da Bruno Mondadori in una collana dedicata ai fotografi contemporanei.

              Perché leggere proprio questo testo?
              Ferdinando Scianna, oltre a essere un grande fotografo, è anche un bravo scrittore e sa raccontare con ironia e leggerezza gli episodi della sua vita privata e lavorativa. Tutto inizia in Sicilia, quando Scianna decide di diventare fotografo e suscita una reazione tutt’altro che entusiasta in famiglia, che immaginava per lui una carriera “seria” e rispettabile.
              Da qui si dipartono le sue esperienze in giro per il mondo, dal catalogo di moda realizzato per Dolce e Gabbana, frutto della casualità, all’entrata nell’Agenzia Magnum al cospetto di Bresson. Un libro leggero e fruibile, che si avvale delle immagini a corredo per raccontare la produzione fotografica, senza sconfinare nella forma saggistica.

              Un libro che insegna ai fotografi il sacrificio e le difficoltà che si nascondono dietro un progetto ben riuscito e di quanto la volontà di autodeterminarsi sia fondamentale nel momento in cui il fotografo entra in contatto con committenti, editori, collaboratori.  

              The Hunt

              🖼 libro fotografico

              Il quarto volume è un libro d’artista: “The Hunt” di Alvaro Laiz. Un titolo che mi ha conquistata sin dal primo momento in cui l’ho sfogliato, due anni fa, al Festival di Fotografia Europea di Reggio Emilia. 

              Si tratta di un progetto editoriale curato da Ramón Pez, noto book designer, che trova il suo punto di forza nella scelta dei materiali: la texture della copertina allude ai boschi della Siberia, la carta velina su cui sono stampate le impronte ricorda il rumore sordo dei passi nella neve; la legatura giapponese, morbida al tatto, accompagna il lettore nella taiga, alla scoperta degli Udege, comunità di cacciatori della Siberia dell’Est. 

              Per individuare questo territorio, freddo e inospitale, basta aprire la mappa contenuta nell’ultima pagina: qui, tra scritte in cirillico e cromatismi dal sapore retrò, emerge lo stretto di Bering e, poco al di sotto, un cerchio rosso delimita lo spazio in cui si svolge la storia. 

              Nella taiga raccontata da Laiz, il bracconiere Markov prova a uccidere una tigre amur, animale sacro e temibile per la popolazione Udege. L’incontro segnerà il destino del cacciatore: lo spirito della tigre chiede vendetta e l’uomo, dopo tre giorni di peregrinazioni nei boschi, verrà ucciso dall’animale.

              Un libro fotografico non ha nulla a che vedere con il catalogo di una mostra e The Hunt ce lo conferma: è un’esperienza sinestetica che conquista e arricchisce, proprio come un film d’autore, un’opera a teatro o una performance artistica.

              In piena luce

              📚cataloghi e raccolte

              Il quinto libro consigliato è un catalogo fotografico sui Musei Vaticani, edito dalla Contrasto. All’interno di questo volume dialogano 9 autori di fama internazionale, chiamati a raccontare le meraviglie di uno dei luoghi più belli d’Italia. Ho selezionato questo catalogo perché spiega bene il concetto di autorialità: tutti i fotografi hanno visitato i medesimi ambienti: la Cappella Sistina, le collezioni museali, le stanze, le gallerie, i giardini e i depositi, ma ognuno di loro ha colto qualcosa di diverso. La riconoscibilità di un autore, infatti, non è data soltanto da scelte cromatiche, inquadrature, formato e metodo di ripresa, ma riguarda anche e soprattutto i contenuti.

              Massimo Siracusa si è soffermato sugli spazi interni, Rinko Kawauchi ha posato lo sguardo sui dettagli trascurabili, Martin Parr si è concentrato sui turisti, Mimmo Jodice ha lavorato sugli sguardi delle statue romane, Bill Armstrong ha remixato il Giudizio Universale di Michelangelo, Peter Bialobrzeski ha osservato il Vaticano dai tetti, Alain Fleischer ha realizzato delle vedute panoramiche, Francesco Jodice ha fotografato il pubblico dei musei, Antonio Biasiucci ha raccontato i frammenti conservati nei depositi. 

              Sappiamo bene quanto la visita di un luogo, che sia un museo, un borgo o un percorso di montagna, sia influenzato dai compagni di viaggio. “In piena luce” ci restituisce proprio questa sensazione, di aver visitato più volte i Musei Vaticani, ogni volta in compagnia di un fotografo diverso che ci ha mostrato dettagli che non avevamo notato o punti di vista completamente nuovi.

              Dal catalogo emerge chiaramente la volontà curatoriale di Micol Forti e Alessandra Mauro: la scelta di chiamare autori diversi, per sensibilità e formazione, a raccontare la loro visione dei Musei Vaticani, andando al di là delle immagini promozionali e delle cartoline turistiche, non è casuale.

              Le origini contemporanee della fotografia

              Agli appassionati di storia propongo un testo di Federica Muzzarelli, docente di fotografia e cultura visuale: “Le origini contemporanee della fotografia. Esperienze e prospettive delle pratiche ottocentesche”.
              Si tratta di un piccolo volume, pubblicato da Editrice Quinlan, che ripercorre le principali tappe della fotografia del XIX secolo alla luce dei cambiamenti avvenuti nel Novecento.

              Se non hai mai letto un libro sulla storia della fotografia è probabile che tu abbia qualche bonario pregiudizio a riguardo: la storia sembra una materia impegnativa e le prime immagini fotografiche sono molto distanti dall’idea di fotografia che accompagna la nostra vita quotidiana. Perché dunque approfondire la nascita di questo linguaggio artistico?
              Per comprendere meglio il presente e lasciarsi conquistare dalle sperimentazioni dai primi pionieri della fotografia. 
              Sapevi che la fototessera è stata inventata a metà Ottocento in Francia o che il collage fotografico era diffuso e apprezzato nell’Inghilterra vittoriana? 
              Dagherrotipi, calotipi, rayogrammi sono alcune delle tecniche fotografiche che scoprirai all’interno di questo volume, insieme alla storia della fotografia di nudo, alla nascita del ritratto psicologico e alla corrente pittorialista.

              Consigliato a chi vuole avvicinarsi alla storia della fotografia con una lettura scorrevole e leggera.